SOS Italiani abbandonati all’estero, connazionali bloccati fuori dall’Italia

Dall’inizio dell’emergenza sanitaria ad oggi, che siamo agli ultimi giorni di maggio, la Farnesina, attraverso il lavoro senza sosta dell’Unità di Crisi, ha consentito il rientro in Italia di oltre 88 mila connazionali provenienti da circa 120 Paesi, il tutto grazie ad oltre 900 operazioni via aerea, terrestre e marittima. Nonostante l’immenso lavoro svolto, tuttavia, non si può negare che vi siano state delle lacune, che alcune migliaia di connazionali siano ancora in attesa di poter rientrare e in condizioni di forte disagio e che, alcuni, lamentino di essere stati abbandonati dalle istituzioni: questo è stato il tema del webinar “SOS Italiani abbandonati all’estero” organizzato dall’Associazione Eureca, presieduta da Angelo Polimeno Bottai, in collaborazione con ilGiornale.it, per il quale ha partecipato il collega Giuseppe De Lorenzo alternandosi alla collega di Askanews, Serena Sartini. Ne hanno discusso esponenti del mondo della politica e della rappresentanza degli italiani all’estero: Simona Baldassarre (Lega), Andrea Delmastro Delle Vedove (FdI), Vincenzo Arcobelli (CTIM-CGIE USA), Salvatore Pellecchia (Fed.Trasporti CISL), Patrizia Angelini (Pres. Italia in the world). Hanno portato la propria testimonianza quattro connazionali: Giordano Bruno Guerri dalla Spagna, Doreley Cammarano dall’Uruguay, Adele Castellaccio dal Marocco, Roberto Nativi dalla Romania.

Le situazioni di maggiori difficoltà hanno riguardato e riguardano tuttora quegli italiani ormai privi di risorse economiche, perché rimasti senza lavoro, e non in grado di poter acquistare biglietti di voli commerciali a prezzi spesso inavvicinabili per dei comuni cittadini. Come spiegato dall’eurodeputata della Lega, Baldassarre, “l’Italia non ha utilizzato il Meccanismo Europeo di Protezione Civile con contributo fino al 75% per i voli di rimpatrio, a differenza di altri Paesi: la Germania ne ha organizzati 171, la Francia 28 e addirittura ha usato questo meccanismo anche il Regno Unito appena uscito dall’Ue”. Resta da capire il perché l’Italia non abbia seguito finora quanto fatto da altri Paesi europei tant’è che, in assenza di fondi, è toccato ai diretti interessati, i connazionali, pagare interamente di tasca propria i voli. Un elogio alla struttura dell’Unità di Crisi è arrivato dal deputato di Fratelli d’Italia, Delmastro Delle Vedove, che tuttavia ha lamentato come alcuni Consoli non abbiano fornito ai connazionali l’assistenza necessaria. “Il problema più rilevante è stato l’assenza di una road map politica da parte del Ministero degli Esteri”: un piano che – come spiegato dal deputato – avrebbe potuto per esempio consentire “l’utilizzo di Alitalia per voli charter scomputando, da quanto dovuto alla compagnia, quello che già le abbiamo dato negli anni a titolo di prestito ponte” oppure “l’utilizzo del Meccanismo Europeo di Protezione Civile”.

“Da parte di molti italiani bloccati all’estero c’è la sensazione di essere abbandonati e di non essere seguiti”, ha sollevato la questione la connazionale Doreley Cammarano che sta seguendo la vicenda dei propri genitori bloccati in Uruguay: avevano il volo il 12 marzo ma l’11 è stato cancellato e da lì sono cominciati i contatti con l’Ambasciata benché, tuttora, la situazione sia irrisolta anche per i prezzi esorbitanti dei voli. Anche in Marocco la vicenda dei connazionali appare complessa con circa 700-800 persone bloccate che necessiterebbero di rientrare, come riferito da Adele Castellaccio. “Sono persone temporaneamente all’estero che si sono ritrovati in un contesto quasi surreale: a differenza di quanto sostenuto dal Ministro Di Maio, non sono persone che erano fuori in vacanza o che vogliono il biglietto di rientro gratis; anzi sono persone che avevano già un biglietto acquistato e che si sono viste annullare il volo”, ha evidenziato Castellaccio. Chi ha raccontato di un’esperienza tutto sommato positiva è invece Giordano Bruno Guerri da Tenerife che, al momento del blocco, non aveva necessità di tornare e ha preferito lasciare il volo a chi veramente era in difficoltà. “Da parte dei nostri diplomatici in Spagna c’è stato un lavoro straordinario”, è stato l’elogio del connazionale. Molto negativa, infine, l’esperienza narrata da Roberto Nativi, partito l’8 marzo per Bucarest per lavoro proprio a ridosso del lockdown italiano. “La Romania è l’unico Paese europeo che ha agito con lo stato di guerra tant’è che le ordinanze erano tutte militari. Ho tentato di rientrare dalla Romania con l’ultimo volo disponibile, prima della chiusura, e da lì è iniziata la disavventura: tra l’altro sembrava, dalle notizie che circolavano, che gli italiani fossero quelli che stavano infestando il mondo”, ha ricordato Nativi menzionando il tristemente noto grafico diramato dalla Cnn ad inizio pandemia che ci dipingeva in maniera tutt’altro che gratificante. Da inizio maggio la situazione personale del connazionale si è fatta più delicata, per via dell’urgenza di rientrare a causa dell’aggravamento delle condizioni di salute della madre in Italia. “Ho provato persino a noleggiare un’auto ma il confine ungherese ci bloccava e inoltre le tariffe per il noleggio erano comprese tra i 1500 ed i 5000 euro; ho provato con le triangolazioni di volo suggerite dalla Farnesina, prima su Parigi e poi su Londra, ma da Bucarest non partiva nulla: gli unici voli che partivano erano quelli per la Grecia. Miracolosamente ho visto che c’era un volo speciale per l’Italia dalla Grecia e ho preso un volo da Bucarest per Atene, così il giorno seguente avrei potuto prendere il volo speciale; tuttavia non si poteva entrare in Grecia senza permesso. Ringrazio l’Ambasciatore italiano ad Atene che ha capito il caso e mi ha aiutato: all’aeroporto mi è stato infatti prelevato il passaporto e sono stato trattenuto dalle autorità di polizia greche per venti ore, potendomi muovere solo all’interno dell’area degli arrivi. Alla fine sono arrivato a Fiumicino ma non potevo prendere assolutamente il treno: avrei dovuto noleggiare un mezzo privato o comunque provvedere da me in altro modo”, ha sottolineato Nativi menzionando le difficoltà di spostamento causate dai divieti previsti per ragioni sanitarie per i connazionali in rientro. Per il nostro connazionale si è trattato di un’odissesa di quasi quaranta ore di viaggio per tornare dalla madre che poi, purtroppo, è venuta a mancare alcuni giorni dopo. Ma i disagi hanno riguardano e riguardano tuttora anche coloro che lavorano nel settore dei trasporti. “Come Italia abbiamo 3000 marittimi imbarcati su 400 navi dislocate in tutto il mondo e costoro non riescono a rientrare: lo stesso settore delle crociere ha subito dei blocchi, con equipaggi che necessitano di ritornare”, ha spiegato Salvatore Pellecchia di Fed. Trasporti CISL ringraziando Alitalia per aver consentito quei rientri effettuati finora per via aerea.

“SOS Italiani bloccati all’estero” non è solo il titolo del webinar ma è il nome di un gruppo Facebook che, dall’inizio dell’emergenza, sta dando voce a quei connazionali in difficoltà che non hanno ancora ricevuto adeguate risposte dalle istituzioni. “Siamo stati costretti ad aprire il gruppo e anche a fare un flashmob virtuale perché ci siamo resi conto che mancavano in rete delle informazioni utili ai nostri connazionali”, ha spiegato Patrizia Angelini, Presidente di Italia in the world. “L’associazionismo è molto importante così come lo sono Cgie e Comites. Il Festival Italia nel mondo, visto il contesto delicato, è stato lanciato come forma di aiuto ai connazionali all’estero ed è stato trasformato quindi in uno strumento utile per capire come ripartire dall’emergenza”, ha sottolineato Angelini. Vincenzo Arcobelli (CTIM-CGIE USA) ha elogiato la piattaforma virtuale in soccorso dei connazionali e ha evidenziato come la rete dell’associazionismo e gli organismi di rappresentanza all’estero, tra i quali il CGIE, siano tasselli fondamentali. “E’ un lavoro svolto da volontari che non deve essere più sottovalutato dalla politica italiana che, a volte, si dimentica degli italiani all’estero. Dal Sudafrica all’Oceania, da Tenerife al Sudamerica, dal Nordafrica agli Usa si è creata una rete informativa per mettere a disposizione delle istituzioni gli strumenti atti a intervenire rispetto ai territori. Nel decreto Cura Italia, grazie alla Direzione generale per gli italiani all’estero (Maeci, ndr) e su suggerimento del CGIE, sono stati inseriti 4 milioni di euro per l’assistenza indiretta e 1 milione per l’assistenza diretta ai connazionali all’estero. Il messaggio da far passare è che l’italiano che si trovi in difficoltà fuori dall’Italia non possa essere abbandonato e possa invece chiedere al Consolato di riferimento di essere sostenuto. Penso che la nostra diplomazia debba mettersi a disposizione di questi nostri connazionali”, ha commentato Arcobelli che avrebbe apprezzato, nella fattispecie dei rientri, un coinvolgimento più massiccio della compagnia di bandiera, ossia Alitalia, in coordinamento con la Farnesina e con la rete diplomatico-consolare.

di Simone Sperduto

Author: Simone Sperduto

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *