Emanuela Orlandi, 37 anni dopo ancora in piazza per la verità

Piazza Sant’Apollinare, nel cuore di Roma: 37 anni dopo la scomparsa della quindicenne Emanuela Orlandi c’è chi ancora non si arrende all’idea di un oblio che saprebbe di resa. A non essersi arresi al tempo, ad anni di silenzi e di verità mai raccontate, sono quei volenterosi manifestanti – sebbene nell’ordine di poche decine di persone – scesi in piazza a far sentire la propria voce insieme al fratello di Emanuela, Pietro Orlandi. “Nessuno Stato né tantomeno la Chiesa possono giustificare la criminalità”, recita uno striscione con il volto sorridente della ragazza. Pietro Orlandi indossa il cartello con l’annuncio della scomparsa di Emanuela: una riproduzione di quello che venne affisso nelle strade di Roma 37 anni fa ed è come se il tempo si fosse fermato a quel 22 giugno 1983. A dare ancora forza e speranza a Pietro Orlandi è proprio la solidarietà della gente. “Ho conosciuto persone che all’epoca non erano neanche nate ed è grazie a loro se sono riuscito a fare petizioni e manifestazioni”, commenta il fratello di Emanuela guardandosi attorno. Le tracce della ragazza si persero nel nulla proprio a partire da quella piazza. Pietro Orlandi non ha mai smesso di cercare la verità ma si è anche detto stanco di appellarsi a Papa Francesco. “E’ dal 2013 che gli chiedo un incontro riservato dopo quella famosa frase ‘Emanuela sta in cielo’ che mi ha detto nell’unica occasione che ho avuto di incontrarlo. Papa Francesco è sempre stato indifferente a queste mie richieste di aiuto: da parte sua ci sono state solo belle parole dedicate alla verità e alla giustizia”, ha lamentato il fratello di Emanuela che non vuole evidentemente più parole ma fatti concreti. “Un appello ora lo rivolgerei a Ratzinger – ha sottolineato – sebbene durante il suo Pontificato tutte le richieste siano andate a vuoto. Però era sempre con Wojtyla all’epoca, quindi stava molto in Vaticano, e non può non essere a conoscenza di qualcosa. Mi dispiace che anche uno come lui, molto spirituale, debba tenersi dentro delle cose così importanti e spero che abbia un rigurgito di coscienza che lo spinga a dare un minimo di giustizia a questa ragazza”, è la speranza di Pietro Orlandi parlando appunto della figura di Ratzinger. “Ho sempre detto che, finché non trovo il corpo di Emanuela, è per me un dovere cercarla viva; qualunque cosa sia successo, l’importante è arrivare a verità e giustizia. Non mi basta solo la verità, voglio anche giustizia: se c’è chi ha avuto delle responsabilità, è giusto che paghi”, ha aggiunto il fratello di Emanuela che ha infine ricordato un passaggio per lui molto doloroso, ossia l’archiviazione dell’inchiesta nel 2015 da parte della Procura di Roma, diretta all’epoca da Giuseppe Pignatone. La richiesta di archiviazione del caso Orlandi verrà in seguito confermata dalla Corte di Cassazione. “Ci sarebbero stati tanti motivi per riaprire l’inchiesta e lo stesso Pignatone diceva che c’erano elementi indiziari che avevano avuto riscontro. Quindi, perché archiviare invece di approfondire?”, si chiede amareggiato Pietro Orlandi che continua a cercare la verità per Emanuela.

di Simone Sperduto

 

Author: Simone Sperduto

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