Vittoria di Conte al Consiglio europeo: “miracolo italiano” da 209 miliardi

L’Italia è uscita con un risultato miracoloso da quello che, senza troppi forse, è stato il Consiglio europeo (17-21 luglio 2020) più difficile della storia del nostro Paese e della stessa Unione europea: un Consiglio straordinario non tanto nella dicitura e nella durata quanto nei contenuti, riguardanti l’ambizioso programma Next Generation EU. Poco importa se nei corridoi di Bruxelles la battuta sul cucchiaio di Francesco Totti all’Olanda (agli Europei del 2000) ci sia stata davvero, magari come una boutade per sdrammatizzare. Piace comunque immaginare il Premier Giuseppe Conte mentre insacca il penalty decisivo sul recovery fund, spiazzando non Edwin van der Sar  ma l’omologo dei Paesi Bassi tutt’altro che tenero con l’Italia, Mark Rutte, e soprattutto il parlamentare olandese Geert Wilders: quest’ultimo salito agli onori delle cronache negli ultimi giorni per l’ormai noto cartello “geen cent naar Italie” ossia “non un centesimo all’Italia”. L’atteggiamento poco amichevole da parte dei cosiddetti ‘Paesi frugali’, Olanda in testa, ha reso questo rush finale della trattativa europea sul recovery fund a dir poco complesso: anche per questa ragione non si possono non riconoscere a Conte i meriti di aver compiuto una sorta di miracolo italiano in quanto a diplomazia politica ed economica.

“Il piano di rilancio che abbiamo approvato è davvero molto consistente: 750 miliardi, dei quali il 28% andrà all’Italia”, ha spiegato il Premier evidenziando la cifra di 209 miliardi che spetterà al nostro Paese. Considerata la proposta originaria del Presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, c’è stato anche un miglioramento generale. “Abbiamo conservato gli 81 miliardi a titolo di sussidi e incrementato l’importo dei miliardi concessi in prestito: questi passano da 91 a 127 miliardi, con un aumento di 36 miliardi. Con un totale di 209 miliardi abbiamo la possibilità di far ripartire l’Italia con forza e di cambiare volto al nostro Paese”, ha aggiunto Conte che ha inoltre stigmatizzato “quei tentativi insidiosi di alterare la genuina vocazione del progetto europeo”. Non sono certamente passati inosservati gli sgambetti fatti all’Italia proprio nei giorni precedenti questa sessione straordinaria di lavori in Europa. “Non avrei concesso a nessun Paese il diritto di veto o di intromissione sull’attuazione di questo piano di rilancio nazionale, pur essendo legittimo un sistema di verifiche proprio perché si tratta di fondi europei. Nella fase attuativa del piano non si potranno invadere le competenze della Commissione”, ha ammonito Conte. I piani di riforme saranno tuttavia vincolati in linea di principio al rispetto di parametri che riguardano le ormai note raccomandazioni di Bruxelles sulla sostenibilità, sulla transizione al verde e al digitale. Saranno il Consiglio, a maggioranza qualificata, e il Comitato economico finanziario a vagliare ed approvare le proposte presentate dalla Commissione: dunque per porre un eventuale ‘veto’ non sarà sufficiente il capriccio di un singolo Paese. E’ comunque questo un esercizio di controllo che accontenta in parte i ‘Paesi frugali’: la maggior parte di questi (Olanda,  Danimarca, Austria e Svezia) ne esce inoltre con un incremento dei rebates, ossia degli sconti alla contribuzione del bilancio europeo.

di Simone Sperduto

nella foto, il Premier Giuseppe Conte in conferenza stampa

Author: Simone Sperduto

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