“La leggenda nasce alle 16.12 del 31 dicembre 1988 quando Rudi Voeller, correndo col pugno al cielo sotto la Nord, lascia i panni del panzer senza cingoli per trasformarsi definitivamente nel Tedesco volante”, queste le parole utilizzate dal giornalista e speaker radiofonico Gabriele Ziantoni nel descrivere la metamorfosi del centravanti della Roma, in quello che sarà il suo ‘anno zero’ da romanista. E’ la stagione 1988-1989, in realtà la sua seconda nella Capitale: quella dell’arrivederci all’Olimpico per i lavori in vista del Mondiale di Italia ’90, quella della morte di Antonio De Falchi, quella dello spareggio Uefa perso contro la Fiorentina. Quel giorno all’Olimpico, per il battesimo della leggenda, c’era nientemeno che il Napoli di Diego Armando Maradona: a tre minuti dalla fine, su cross di Antonio Tempestilli, Voeller svetta in area e insacca di testa all’angolino realizzando uno dei suoi gol più belli in maglia giallorossa.

Nel libro “Rudi Voeller, il Tedesco volante”, edito da Giulio Perrone (2020), Ziantoni ci regala una descrizione minuziosa di alcune delle maggiori imprese calcistiche e umane di questo campione di Hanau: cittadina tedesca a venticinque chilometri da Francoforte. E’ la sua storia, arricchita di aneddoti: la carriera del ricciolino biondo che, agli albori degli anni ’80, approda in Bundesliga. La gavetta nei Kickers Offenbach, poi la maglia del Monaco 1860 e successivamente quella del Werder Brema. Le performance, ma soprattutto i gol, cominciano a far girare il suo nome anche negli ambienti della Nazionale dell’allora Germania Ovest, con la quale esordisce nel 1982. La Coppa del Mondo in Messico lo vede tra i protagonisti assoluti: tuttavia, con la sua Nazionale, perderà la finalissima contro l’Argentina di Maradona. In quelle stesse ore si sta trattando per il passaggio di Voeller in maglia giallorossa: si concretizzerà però un anno dopo.

Con la Nazionale, il tedesco avrà modo di rifarsi nella finalissima dell’Olimpico di Italia ’90, sempre contro l’Albiceleste di Maradona. Voeller sarà uno dei centravanti più prolifici della storia della Roma: “cinque stagioni d’amore fatte di 198 presenze, 68 reti e una quantità incalcolabile di lacrime e sudore”, così descrive Ziantoni l’epoca d’oro del numero 9 nella Capitale in veste di calciatore. Questo perché Roma lo rivedrà attraversare il suo cielo, stavolta però come una meteora, in veste di allenatore. La veste di calciatore viene dismessa ufficialmente nel 1996: una volta lasciata la Roma, Voeller milita dapprima con l’Olympique Marsiglia e infine con il Bayer Leverkusen. Con la Nazionale conclude una carriera di 12 anni, 90 presenze e 47 reti. A catapultare improvvisamente l’ex centravanti romanista nel ruolo di tecnico, sulle panchine di Bayer Leverkusen e Germania, è lo scandalo conosciuto come “Die Kokain-Affãre” che coinvolge Christoph Daum.

Christoph Daum è l’allenatore del Bayer Leverkusen ma è anche in rampa di lancio come papabile ct della Nazionale tedesca, in vista del Mondiale in Corea e Giappone nel 2002. Voeller sarà dapprima traghettatore a Leverkusen e poi ct della Germania: nella finalissima di Yokohama i tedeschi perdono contro il Brasile di Ronaldo. E’ il 31 agosto del 2004 quando Rudi Voeller rimette piede a Trigoria, stavolta come allenatore, dopo l’addio di Fabio Capello e le dimissioni inaspettate di Cesare Prandelli; dopo le partenze di colonne portanti in campo, come Samuel ed Emerson; dopo che i tifosi attendevano l’acquisto di Ibrahimovic (che la Juve strappa da sotto il naso ai giallorossi) e si vedono arrivare Mido. Ziantoni racconta le poche settimane di Voeller sulla panchina della Roma: dalla conferenza stampa di presentazione alle dimissioni dopo appena un mese scarso.

E’ un susseguirsi di episodi: l’amichevole con la Cisco Lodigiani, la gara casalinga in campionato contro la Fiorentina (1-0 con gol di Montella, che resterà l’unica vittoria di Rudi come allenatore della Roma), la disfatta in Champions contro la Dinamo Kiev (tristemente famosa per la sospensione nell’intervallo e la sconfitta a tavolino, dopo che l’arbitro Frisk viene colpito da un oggetto lanciato dalla Tribuna Monte Mario), la sconfitta a Messina nella seconda di campionato, lo scialbo pareggio casalingo contro il Lecce alla terza giornata, le inevitabili dimissioni di Voeller dopo la sconfitta a Bologna nella quarta di campionato.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *