Si sta apprendendo in questi giorni da alcuni organi di stampa che, secondo l’Egitto, non ci sarebbero motivi per iniziare il processo (il 14 ottobre prossimo in Corte d’Assise) a carico dei quattro ufficiali dei servizi egiziani rinviati a giudizio dalla Procura di Roma per il sequestro e l’omicidio di Giulio Regeni. Sarebbe soltanto l’ennesima provocazione dell’Egitto nei confronti di un’Italia che, politicamente, è evidentemente avvezza in campo internazionale all’inchino alla regina anche quando il contesto inviterebbe piuttosto all’entrata in tackle. E ci si domanda cosa stia aspettando l’Italia, per esempio, a richiamare l’Ambasciatore al Cairo in segno di protesta anche per l’accanimento giudiziario e la negazione dei diritti umani che il “democratico” Egitto sta infliggendo a Patrick Zaki: cittadino egiziano, vero, ma studente nel nostro Paese. Nel frattempo andava in scena Italia-Svizzera: il calcio anzitutto, per carità, ma lo show poteva – anzi doveva – dare un segnale di solidarietà. Questo perché in quello stesso giorno Zaki festeggiava il suo 30° compleanno, il secondo consecutivo passato (fino a prova contraria da innocente e senza ancora alcun processo) in una lurida cella del regime di al-Sisi. L’Egitto continua a provocare, l’Italia continuerà a tacere in nome di “superiori” interessi economici? L’Italia risponda con fermezza all’atteggiamento vergognoso dell’Egitto, anche nel rispetto dei tantissimi cittadini egiziani che si battono per la tutela dei diritti umani nel proprio Paese.

nell’immagine, la bandiera egiziana (fonte web)

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