Il 1 gennaio 2021 il trentacinquenne Luca Ventre entrava nel cortile dell’Ambasciata italiana a Montevideo (Uruguay) per chiedere protezione. Fermato da un poliziotto uruguaiano, morirà poco dopo per ‘sindrome asfittica acuta’. Sulla dinamica di questa tragedia, le autorità uruguaiane non hanno fatto sufficiente chiarezza. Ci sono ancora molti dubbi e soprattutto c’è una domanda che, ad oggi, non ha una risposta: “Chi ha ucciso Luca Ventre?” Questo è il quesito posto dalla conferenza stampa indetta dall’Associazione Onlus ‘A Buon Diritto’ e da Erasmo Palazzotto, deputato di LEU nonché Presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte di Giulio Regeni. Come ha ricordato in apertura Luigi Manconi, Presidente di ‘A Buon Diritto’, “Luca Ventre è stato vittima di un reato commesso all’estero ai danni di un connazionale e questo fatto si è rivelato fondamentale perché il fascicolo sulla sua morte andasse alla Procura di Roma”. Manconi si è dunque soffermato sul lavoro enorme svolto dal sostituto procuratore Sergio Colaiocco che “ha condotto un’indagine particolarmente intelligente ed accurata che ha portato ad acquisire dati essenziali fino a quel momento trascurati”. Si tratta di un passaggio fondamentale perché “la magistratura dell’Uruguay aveva archiviato il tutto, sulla base di una perizia che escludeva qualsiasi responsabilità in capo al poliziotto uruguaiano, l’autore materiale di quel fermo che determinerà la morte per asfissia acuta di Luca Ventre”, ha spiegato Manconi ricordando la durezza delle immagini che ripercorrono alcuni di quei tragici momenti, sia presso l’Ambasciata italiana e sia presso l’ospedale dove il ragazzo sarà trasportato. “Dai fotogrammi e dai video possiamo riscostruire la dinamica dei fatti: essa coincide con una tecnica di fermo che richiama quella adottata nel caso di George Floyd”, ha precisato Manconi parlando di una tecnica che si è rivelata oltremodo pericolosa in diverse occasioni. “La tecnica consiste nel gettare a terra l’individuo che si vuole bloccare, premere sulla sua schiena mentre la persona si trova prona e, con il braccio, cingergli il collo fino a che, come nel caso di Luca Ventre, non sopraggiunge l’asfissia”, ha illustrato Manconi evidenziando che questa ricostruzione corrisponde a quella che ha documentato la perizia ordinata dal sostituto procuratore Sergio Colaiocco. “Questa perizia ha indotto all’iscrizione nel registro degli indagati, per omicidio preterintenzionale, del poliziotto uruguaiano”, ha aggiunto Manconi parlando dell’accurata investigazione condotta dal sostituto procuratore. “Nei giorni scorsi è stato compiuto un altro passo, necessario, ed è stato l’atto con il quale il Ministro della Giustizia, Marta Cartabia, ha chiesto alla Procura di Roma di perseguire penalmente il poliziotto uruguaiano. Cosa accadrà adesso?”, si è domandato Manconi. L’obiettivo è puntare al proseguimento dell’indagine fino ad “arrivare all’interrogatorio del poliziotto uruguaiano”, ha sottolineato Manconi pur sapendo che il tutto sarà inevitabilmente condizionato dal grado di cooperazione con l’Italia da parte delle autorità uruguaiane.

Fabrizio Ventre, fratello di Luca, ha rivendicato “il diritto ad avere giustizia” passando in rassegna alcune delle versioni circolate su questa tragedia. “Luca è morto per un malore; Luca è morto per un incidente stradale; Luca è morto per un farmaco sbagliato in ospedale. Questo è andato avanti fino al giorno in cui siamo riusciti ad avere il materiale: quello che ho visto nelle immagini non era né un malore né un incidente stradale. Abbiamo quindi recuperato tutte le prove, date alla magistratura italiana. Trovo però assurdo che siamo stati noi, come famiglia, a doverci occupare di queste cose”, ha lamentato Fabrizio Ventre rievocando un altro passaggio assai triste della vicenda, ossia il rientro della salma in Italia. Si sta parlando in generale di una tragedia che ha rappresentato anche “un dispendio di energie e soldi, ma per fortuna abbiamo le risorse economiche per affrontare tutto ciò”, ha precisato Fabrizio sottolineando che una famiglia ‘normale’ forse non ce l’avrebbe fatta a sostenere tutto questo. “Luca è morto davanti alle telecamere”, ha puntualizzato il fratello di Luca esprimendo disappunto infine sul fatto che, a svolgere il servizio di vigilanza presso un’Ambasciata italiana, ci possano essere poliziotti o guardie private di un altro Paese che non necessariamente parlano o comprendono perfettamente l’italiano. “Mio fratello avrà anche scavalcato ma era pacifico e aveva chiesto di parlare con il funzionario di turno dell’Ambasciata, quindi non era una persona fuori di testa”, ha voluto evidenziare Fabrizio Ventre che torna a puntare l’attenzione su quegli incomprensibili “37 minuti passati con il braccio intorno al collo”, quando il fratello era ormai stato immobilizzato a terra dagli agenti uruguaiani. C’è poi quanto accaduto, successivamente, in ospedale: “mi sarei aspettato una condanna, ferma e immediata, da parte dell’Italia sul fatto che una persona, in fin di vita, venisse lasciata 14 minuti davanti al pronto soccorso”. Fabrizio Ventre racchiude in un conciso “pensavamo che l’Italia ci avrebbe aiutato” tutto il proprio senso di amarezza per questi mesi così difficili, non nascondendo una certa delusione nei confronti della stessa Farnesina. Lia Quartapelle, responsabile esteri del PD, ha ricordato che il primo dovere di uno Stato è garantire l’incolumità fisica ai cittadini. “Quando questa incolumità non viene garantita all’estero, è dovere di uno Stato fare tutto ciò che è possibile per avere giustizia e non può essere una famiglia a doverla ricercare. Lo sta facendo la magistratura ma, nei casi in cui un reato avvenga all’estero, c’è bisogno di uno Stato che si attivi”, ha spiegato Quartapelle auspicando che i ministeri italiani preposti si attivino in modo fermo nei confronti delle autorità uruguaiane. Il monito della deputata ha riguardato la sicurezza delle sedi estere: “un Paese come l’Italia non può risparmiare sulla sicurezza”. Quartapelle ha evidenziato che nel Decreto Sostegni è stata presentata una serie di emendamenti riguardanti proprio la sicurezza della rete diplomatica: “l’Italia ha lo stesso numero di Ambasciate di Francia e Germania ma spende la metà”. Erasmo Palazzotto ha riaffermato il principio sostenuto da Fabrizio Ventre: “ora il compito è ottenere giustizia per Luca” evidenziando a sua volta che, per i reati commessi all’estero ai danni di connazionali, “questo compito spetta allo Stato” e non può dipendere esclusivamente dalla “determinazione di una famiglia che ha vissuto una tragedia così”. Palazzotto ha ricordato che “l’omicidio di Luca avviene sul suolo italiano: il tema della sicurezza delle Ambasciate va approfondito e la politica deve trovare gli strumenti per sostenere l’incolumità dei connazionali”. Il deputato di LEU ha auspicato inoltre la messa al bando di questa tecnica usata per immobilizzare le persone a terra. Palazzolo ha messo in evidenza che in casi come questi “la magistratura da sola, spesso in assenza di trattati di cooperazione giudiziaria, non può andare molto lontano se non c’è dietro una robusta iniziativa diplomatica”. L’auspicio del deputato è che il Governo italiano si impegni affinché ci sia un giusto processo su questa tragedia. Riccardo Magi (+Europa), membro della Commissione affari costituzionali, ha ricordato quanto sia terrificante quello che è accaduto a Luca Ventre: “lo possiamo vedere tutti dalle immagini di quel video e dallo scorrere di quel timer”. Magi ha anche precisato che la possibilità di ottenere verità e giustizia in casi come questi “dipende dall’attività diplomatica e politica in sostegno di quella giudiziaria”. L’Italia è un Paese che ha sedi diplomatiche ovunque in giro per il mondo “ed è doveroso e necessario che all’interno di queste vi siano forze armate o forze dell’ordine italiane: una richiesta che da subito dobbiamo inoltrare alla Farnesina”.

fonte immagine organizzatori conferenza: associazione ‘a buon diritto’ – erasmo palazzotto

 

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