Topi da Biblioteca…Top 4

La “Top 4” dei libri letti nel 2017-2018 nella categoria “Miscellanea”: “Sostiene Pereira” di Antonio Tabucchi – “Napoli Ferrovia” di Ermanno Rea – “Foibe” di Gianni Oliva – “The Canluppoly Tales” di Carmine Tedeschi

(nota bene: l’ordine di pubblicazione della recensione a seguire non rispecchia il voto ma semplicemente la cronologia della lettura)


“Sostiene Pereira” di Antonio Tabucchi

L’autore rende omaggio alla figura di un giornalista portoghese esiliato durante la dittatura di Salazar e realmente conosciuto a Parigi alla fine degli anni ’60. In portoghese “Pereira” significa albero del pero ed è quindi un nome di fantasia. Non lo è il racconto, seppur romanzato, del clima di tensione politica che si respira nella Lisbona di fine anni ’30, nella quale è ambientata la vicenda di questo audace e attempato giornalista che si batte contro la deriva autoritaria del Portogallo. Pereira dirige la pagina culturale del “Lisboa”, un quotidiano diretto da un personaggio vicino agli ambienti governativi. Tuttavia l’anziano cronista, pur combattuto tra le varie anime che ne ispirano l’azione, sembra sempre sul punto di voler cedere alla battaglia di due giovani innamorati contrari alla deriva salazarista del Portogallo. La polizia segreta è ovunque e ascolta tutti: anche Pereira che, nonostante tutto, alla fine cede agli ideali di libertà dei ragazzi. Questo capolavoro letterario ha ispirato l’omonima pellicola, che è stata anche una delle ultime apparizioni cinematografiche di Marcello Mastroianni: un’interpretazione che, per i veri cinefili, dovrebbe restare impressa molto più di altre, che godono invece di un maggior blasone nell’immaginario collettivo.

Voto 10
Eccellente nella narrazione, nella caratterizzazione dei protagonisti e nella descrizione dell’ambientazione; un capolavoro della letteratura contemporanea firmato Antonio Tabucchi.


trailer del film di Roberto Faenza tratto dal romanzo


“The Canluppoly Tales” di Carmine Tedeschi

Cane Luppolo, all’anagrafe Morning Thunder, è un Welsh Corgi che vive con il suo affezionato padrone trascorrendo avventure e disavventure tra Campobasso e il borgo molisano di duemila anime di Monteroduni; agli occhi di Luppolo, in realtà, l’umano crede di essere il padrone ma è solamente il suo assistente. E’ un testo divertente nella sua semplicità ma pieno di umanità: ci svela i primi due anni di vita di Cane Luppolo che, tra una “woooffata” e l’altra, trova il tempo per descriverci le passeggiate e le questioni di cuore quando scorge dal balcone di casa le belle “canesse” del borgo o quando pensa a quei pelosi meno fortunati che vivono come randagi o nel canile. Dal canto suo il padrone, in età da sposalizio ma attaccato alla “singletudine”, racconta di un vivere lontano dal caos metropolitano e fatto di una quotidianità antica rimasta pressoché ferma nel tempo. E’ un susseguirsi pittoresco e affascinante di scene condite dalle forme dialettali molisane: così “il tauriglie re sagnetelle” (tavolinetto contenente pasta simile alle tagliatelle) della nonna, che sancisce il predominio incontrastato di tradizioni culinarie nostrane, lascia il posto alle condizioni climatiche avverse – caldo torrido estivo e neve d’inverno – che porta i monterodunesi ad esclamare “la prima pioggia re auste maniche e buste” (dopo la prima pioggia di agosto occorrono maniche e busto). E ci sarà sempre un buon pranzo nel borgo a celebrare il benvenuto, ovvero il bentornato a casa, ogni volta che Cane Luppolo e il suo assistente-padrone Carmine vi faranno ritorno.

Voto 7
Buon lavoro d’esordio per Carmine Tedeschi che riesce a coniugare spensieratezza, ritmo narrativo e tanta voglia di raccontare la sua terra d’origine, attraverso le avventure del suo fidato cane Luppolo.

visitate anche la pagina ufficiale di Cane Luppolo


“Foibe” di Gianni Oliva

Un testo in cui lo storico ricostruisce le drammatiche vicende che hanno contrassegnato il confine nordorientale dell’Italia, tra gli anni Venti e l’immediato secondo dopoguerra. Si parla delle stragi negate nei confronti degli Italiani della Venezia Giulia e dell’Istria: la questione delle “foibe”, degli esuli istriano-dalmati e degli eccidi di massa viene analizzato nella sua interezza partendo dalle cause storiche che hanno condotto all’intolleranza delle popolazioni slave nei confronti degli Italiani. Un’ostilità che trova le proprie radici nell’occupazione italiana di quelle terre e nella nazionalizzazione forzata voluta dal regime fascista; quindi le prime rivendicazioni slave all’indomani dell’8 settembre del 1943, con un territorio che diventa sempre più conteso da nazifascisti, alleati anglo-americani e truppe jugoslave guidate da Tito. Migliaia di cittadini italiani, tra cui anche diversi antifascisti o addirittura partigiani, vengono arrestati per essere deportati nei campi di concentramento sloveni e croati oppure per essere uccisi e gettati nelle tristemente note “foibe”: è una sorta di pulizia etnica nei confronti di un intero popolo, quello italiano, reo di aver a suo tempo colonizzato e fascistizzato le terre slave perpetrando crimini contro le popolazioni locali. Dalla “corsa per Trieste” dei diversi eserciti in guerra sul fronte nordorientale dell’Italia, tra il 1943 e il 1945, si arriva al compromesso della “linea Morgan”, con la spartizione di un intero territorio, che diviene simbolo della divisione tra l’occidente filo americano e l’est europeo satellite dello stalinismo e di Mosca. Un libro che aiuta a comprendere un fenomeno complesso, al di là della retorica e della sterile polemica che tuttora dividono il mondo politico italiano sulla questione delle “foibe”.

Voto 8
Nulla da eccepire sulla completezza del saggio sotto il profilo dell’indagine storica; penalizza l’opera di Gianni Oliva, tuttavia, la parte iconografica: qualche immagine e grafico in più avrebbero sicuramente arricchito il testo.


“Napoli Ferrovia” di Ermanno Rea

[Voci provenienti dal basso, da un unto immediatamente sotto la mia finestra e perciò irraggiungibile dal mio sguardo, mi destarono come da un sonno profondo, mettendomi in allerta prima sotto forma di mugolio indistinto e come trattenuto, ma già acre, abrasivo e animalesco; poi, via via più acuto e decifrabile. Era un litigio. Tra un maschio e una femmina. Lei, una ragazzina; lui, un coetaneo o poco più. Era lei all’attacco. Acuti torbidi che sapevano di melma riempirono all’improvviso la piazza. Urlava: “Bucchinaro! Tu si ‘nu bucchinaro”. La sua voce sembrava arrivare dritta dall’inferno. Lui invece le dava della zoccola; ma senza gridare, cupo e cavernoso]. In questo breve passaggio del libro, l’io narrante dell’autore ci porta nel cuore della realtà di cui vuole parlarci. In questo viaggio verso l’inferno, termine usato dallo stesso Ermanno Rea, Napoli ci appare in una dimensione eccessivamente stereotipata al ribasso; non parliamo certamente delle narrazioni da serie televisive alle quali siamo stati abituati in questi ultimi anni. Tuttavia l’autore, con una forza descrittiva degna della miglior tradizione giornalistica, ci fa scoprire il lato più oscuro della città, accompagnato dal suo amico Caracas, un frequentatore abituale della zona attorno alla stazione centrale: la “ferrovia” che dà il titolo al libro. E’ un testo autobiografico, in cui il giornalista e scrittore napoletano, ormai ottantenne, narra un ritorno nella città natale lasciata da molti anni e ritrovata devastata dalla droga di massa, dalla violenza e dal degrado.

Voto 8
Libro coinvolgente e ottima narrazione; tuttavia spesso il “luogo comune” emerge con una forza devastante tale da far dimenticare completamente il fascino di una Napoli che purtroppo non viene raccontata in questo libro. Come se non esistesse una città diversa dalla “ferrovia” e dal degrado.