Top 4…seconda edizione

La “Top 4” dei libri letti nel 2018-2019 nella categoria “Storie e Persone”: “Cristo si è fermato a Eboli” di Carlo Levi – “Noi, i ragazzi dello Zoo di Berlino” di Christiane F. – “La marcia del dolore” di Luigi Botta – “Parole per il mondo” di Nelson Mandela

(nota bene: l’ordine di pubblicazione della recensione a seguire non rispecchia il voto ma semplicemente la cronologia della lettura)


“Parole per il mondo” di Nelson Mandela

Il volume non ha un vero e proprio continuum narrativo ma contiene una raccolta sparsa di oltre trecento aforismi o massime del leader sudafricano Nelson Mandela, insignito del Premio Nobel per la pace nel 1993 dopo aver trascorso più di ventisette anni in stato di prigionia per la sua lotta politica contro l’apartheid. «Non è mai stata mia abitudine usare le parole con leggerezza. Nell’arco di ventisette anni di carcere, il silenzio della solitudine ci ha fatto capire quanto siano preziose e quale impatto abbiano sull’esistenza delle persone», è una delle numerose frasi in cui questo straordinario uomo riesce a sintetizzare la sua filosofia di vita. La raccolta si suddivide in quattro macro-capitoli: lotta, vittoria, saggezza e futuro. Si conclude con il discorso di accettazione del Premio Nobel. Nato a Transkei in Sudafrica il 18 luglio 1918, nel 1944 è entrato a far parte dell’African National Congress impegnandosi nella lotta all’apartheid promossa dal National Party. Nell’agosto del 1962 viene arrestato: la sua detenzione terminerà soltanto nel 1990. Durante questo suo “lungo cammino verso la libertà”, Mandela ha scritto frasi che sono diventate spunto di riflessione per intere generazioni. «Una buona penna può farci tornare ai momenti più felici della nostra vita, può portare nobili idee nelle nostre case, nel nostro sangue e nel nostro animo. Può trasformare la tragedia in speranza e vittoria», scriveva in una lettera alla figlia Zindzi dal carcere di Robben Island nel 1980.

Voto 8

Il testo, che si presenta appunto come una raccolta di frasi di Mandela, avrebbe certamente beneficiato di un’appendice contenente una biografia del personaggio: ciò sarebbe stato utile a comprendere al meglio ed a contestualizzare, rispetto agli aforismi stessi, i momenti salienti dell’impegno politico del leader africano.


“Cristo si è fermato a Eboli” di Carlo Levi

L’intellettuale e pittore Carlo Levi viene mandato in esilio dal regime fascista nelle terre di Lucania, lì dove sembra che Cristo non sia mai arrivato. Qui Levi, che ha una laurea in medicina ma non ha ancora davvero esercitato la professione, s’imbatte in una realtà fuori dal proprio tempo divenendo, come scrive Italo Calvino, «ambasciatore di un altro mondo all’interno del nostro». Diviene quindi un uomo intensamente impegnato in un Sud popolato da abbandono, miseria e contadini. Egli ha un rispetto per la vita così profondo, come sottolinea Jean-Paul Sartre, da indurlo alla fine all’esercizio della professione medica nonostante gli iniziali divieti delle autorità locali. Il testo, che ha ispirato l’omonimo film del regista Francesco Rosi, diviene nei decenni successivi alla fine del Fascismo uno strumento importantissimo di riflessione, civica e politica, sulla cosiddetta “questione meridionale”.

Qui di seguito proponiamo un estratto da Youtube della pellicola di Francesco Rosi: è la scena del dialogo tra Gian Maria Volonté (nel ruolo di Carlo Levi) e l’esattore delle tasse del paese. Può essere considerata, di primo impatto, una scena del tutto marginale; in realtà Carlo Levi ascolta attentamente le parole della gente comune, quindi anche quelle dell’esattore, per comprendere il vissuto quotidiano di quelle zone dell’estremo sud abbandonate a se stesse.

Voto 10

L’unico rilievo che può essere fatto al libro è di natura “tecnica” e riguarda l’uso di una punteggiatura che, a volte, appesantisce il ritmo narrativo: per esempio l’utilizzo consecutivo di “doppi punti” o “punti e virgola”, con periodi che trovano pieno compimento solo a lungo termine.


“Noi, i ragazzi dello Zoo di Berlino” di Christiane F.

Il racconto, curato dai giornalisti Kai Hermann e Horst Rieck che intervistarono per due mesi la ragazza, è la storia di Christiane F. ossia di un’adolescente berlinese alle prese con gravi problemi di tossicodipendenza in un periodo particolare, la fine degli anni Settanta, che vede l’introduzione del consumo di massa di droghe pesanti come l’eroina anche tra i più giovani. In questa strada senza ritorno, verso l’abisso della dipendenza da eroina, Christiane è accompagnata da altri giovani coetanei, alcuni dei quali purtroppo finiranno sulle pagine di cronaca come vittime della droga; lei riuscirà invece a salvarsi e ad intraprendere un percorso di disintossicazione, non senza difficoltà anche per le gravi manzanze del sistema istituzionale e sanitario tedesco di quegli anni. Il libro aveva venduto quasi un milione e mezzo di copie nella sola Germania già all’inizio degli anni Ottanta, divenendo addirittura parte delle antologie scolastiche. Insieme all’omonimo film del regista Ulrich Edel, quest’opera ha sicuramente contribuito a rompere il vergognoso silenzio sul mondo della tossicodipendenza giovanile.

Qui di seguito il trailer della pellicola di Ulrich Edel divenuta un cult tanto quanto il libro stesso. Nel film c’è anche l’esibizione del compianto David Bowie in uno dei suoi capolavori: “Station to Station”.

Voto 9

E’ sicuramente un eccellente libro che sarebbe stato tuttavia perfettamente completo se avesse avuto, magari da parte dei curatori, un approfondimento dedicato a spiegare meglio ai lettori non tedeschi il funzionamento del sistema istituzionale e sanitario della Germania di quel periodo particolare sul fronte della lotta agli stupefacenti.

leggi anche l’intervista di simone sperduto a thomas haustein, l’attore che ha interpretato detlef nel film


“La marcia del dolore” di Luigi Botta

Un testo che ripercorre la vicenda umana e giudiziaria di Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti: i due connazionali migrati negli Usa agli inizi del ‘900, originari rispettivamente di Torremaggiore in Puglia e di Villafalletto in Piemonte, e ingiustamente condannati a morte dallo Stato americano del Massachusetts per dei crimini mai commessi; in realtà fu una condanna politica per l’appartenenza dei due emigrati italiani ai movimenti anarchici. Soltanto nel 1977 arriverà la riabilitazione dei due condannati, grazie all’impegno del governatore Michael Dukakis. Quella di Sacco e Vanzetti, ossia di Nick and Bart, non è soltanto la storia di un “errore” giudiziario ma può essere definita come una storia del ‘900, per l’attenzione mediatica e popolare che si è conquistata nel mondo. Cinque giorni dopo l’esecuzione, avvenuta sulla sedia elettrica del carcere di Charleston il 23 agosto del 1927, decine di migliaia di persone seguiranno i feretri dei due italiani per le vie di Boston fino al cimitero di Forest Hills, in quella che è ricordata come the march of sorrow. Di questa marcia del dolore, abbiamo ad oggi un video di cinque minuti contenuto nel DVD allegato al libro: nel volume c’è una spiegazione delle immagini del video, a cura di Jerry Kaplan cofondatore della Sacco and Vanzetti Commemoration Society of Boston.

Voto 8.5

Ottimo libro che offre un punto di vista approfondito sulla vicenda di Sacco e Vanzetti, con un focus particolare sul corteo funebre. Toccante anche la descrizione dei momenti finali, esecuzione compresa, frutto delle testimonianze e della stampa d’epoca.